Riforma del Copyright, chi la spunta?

L’approvazione, non definitiva, della Riforma del Copyright ha diviso il web, l’opinione pubblica, gli editori e i giornalisti in un vortice che alla fine si è abbattuto contro chi il web ha sempre cercato di contenerlo in un oligopolio di contenuti, secondo le spietate logiche dell’algoritmo.

L’approvazione, non definitiva, della Riforma del Copyright ha diviso il web, l’opinione pubblica, gli editori e i giornalisti in un vortice che alla fine si è abbattuto contro chi il web ha sempre cercato di contenerlo in un oligopolio di contenuti, secondo le spietate logiche dell’algoritmo. Come spesso accade, da un lato si impone Golia e dall’altro Davide rivendica tutti i suoi diritti. O meglio Golia prova ad imporsi, perché negli ultimi mesi i giganti del web, Google e Facebook in prima linea, hanno intrapreso insistenti attività di lobbying indirizzate agli europarlamentari, con centinaia di email per difendere il loro modello di business e scongiurare una remunerazione equa e proporzionata a chi quei contenuti li produce, come previsto dall’articolo 11 della direttiva sulla cosiddetta “link tax”.

Il percorso, però, sembra prendere una piega diversa e la votazione dello scorso 12 settembre convince sull’introduzione di novità importanti per la tutela dei diritti d’autore, potenzialmente in grado di cambiare gli equilibri nell’industria dell’intrattenimento, della creatività e dell’informazione. Resta il fatto che lo stesso percorso, nonostante il raggiungimento di una posizione comune, sarà molto articolato nei prossimi mesi e al suo compimento si confronterà con la posizione dei singoli paesi nel recepire o meno la direttiva per introdurla nel proprio ordinamento giuridico. L’approvazione delle modifiche avvenuta a Strasburgo consente ora al Parlamento europeo di avviare dei negoziati con il Consiglio dei ministri e la Commissione europea, secondo una prima bozza comune che però dovrà rispettare un iter legislativo non per forza scontato fra le tre istituzioni europee in gioco. Per rientrare in questa legislatura, inoltre, il processo non dovrà andare oltre aprile 2019.

Si tratta sicuramente di un primo passo per ristabilire un impianto normativo che richiede solidità, sia per chi governa le dinamiche del web secondo quegli algoritmi spietati che per chi produce contenuti di qualità da cui l’industria culturale e digitale non può prescindere. La strada senza dubbio è ancora lunga ma la possibilità di scrutare all’orizzonte un equilibrio tra Davide e Golia non va messa da parte per favorire a tutti i costi l’uno o l’altro.

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